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Nascetta

Storico vitigno che già nell’800 era noto per la sua bontà

Localmente chiamata anche Anascetta o Nas-cëtta (in dialetto piemontese si pronunciata staccando la “s” dalla “c” e con “e” semi-muta). Nel 2010 con l’ottenimento della Denominazione di Origine Controllata Langhe “Nas-cetta o Nascetta del comune di Novello”, si sono gettate le basi per intraprendere il cammino che porta alla strada di difesa delle radici e dell’origine di questo storico vitigno che già nell’800 era noto per la sua bontà, menzionato nei documenti comunali sulla coltivazione di Alba e Mondovì.

Storia della Nascetta

Per risalire al nome odierno, occorre ripercorrere alcune tappe fondamentali a partire dal 1877, quando il Di Rovasenda lo definì come “‘Anascetta’, un’uva delicatissima e vino squisito” nel “Saggio di un’ampelografia universale” conservato ancora oggi presso la biblioteca del Dipartimento di Colture arboree dell’Università di Torino. Secondo Lorenzo Fantini nel 1883 era diffusa in tutto l'Albese e la presenta come un’uva che vanta una “finezza uguale al Moscato”, mentre l’ampelografo Giovanni Gagna

ne conia il nome citandola come “ottima uva da vinificazione, utilizzata insieme al Moscato bianco e alla Favorita”. Dopo l'avvento della viticoltura moderna, con l'introduzione dei vigneti monovarietali, questo vitigno riduce notevolmente la sua distribuzione, fino a sopravvivere all'interno di pochi vigneti nel comune di Novello. A partire dalla metà degli anni 90, si reintroduce la coltivazione di tale varietà in tutto l'areale della Langa.

Unicità e diffusione della Nascetta

Dopo studi genetici sul vitigno, è stata determinata l’unicità del vitigno e si è ottenuto un inquadramento legislativo preciso che prevede una “sottozona” con un suo disciplinare: Il Langhe Nas-cetta del Comune di Novello si può produrre nel solo comune di Novello utilizzando Nas-cetta al 100%. La diffusione della produzione della Nascetta in purezza interessa inoltre i comuni di La Morra, Serralunga d'Alba , Santo Stefano Belbo , Castiglione Falletto, Barolo, Dogliani, Trezzo Tinella, Carrù. La diffusione è in costante aumento anche in altre realtà viticole della Langa e del Roero. Ad oggi si può considerare l'unico vitigno a bacca bianca autoctono della Langa del Barolo. Nel passato era considerata un'uva a triplice attitudine: da mensa, da vino (“Dalle uve Anascette puossi ancora ottenere vero vino del Reno.” Gagna G., 1873) e da spumantizzazione. Oggi viene utilizzata per la produzione di vini bianchi secchi ed è in fase di sperimentazione la produzione di vini passiti. Questa chicca delle Langhe che sempre più si sta facendo strada tra i blasonati rossi Barolo e Barbaresco è un vitigno che vede l’inizio della vendemmia nelle prime settimane di ottobre. Preferisce zone soleggiate, da escludere i vigneti di fondovalle ed i versanti esposti a Nord. Il vitigno semiaromatico è una piacevole scoperta per chi lo degusta. L’importante struttura e livelli di acidità conferiscono al vino un’ottima capacita di invecchiamento garantendone una longeva e dinamica evoluzione aromatica nel gusto e nel corpo. Il colore giallo paglierino carico con riflessi verdognoli è precursore delle note di agrumi, pompelmo e pesca bianca che si evolvono in fiori bianchi, frutti esotici, miele d’acacia e timo. In bocca la freschezza inonda il palato e persiste grazie al tappeto sapido che, insieme alla frutta secca, sono artefici di una piacevole sensazione succosa e serica. Grazie alla spiccata sapidità e acidità si accompagna bene ad antipasti freddi a base di verdure, formaggi freschi, primi piatti a base di pesce crudo, crostacei e carni bianche. La temperatura di servizio consigliata è tra i 10° C e 12° C.